sabato 17 gennaio 2015

Arte, natura e libertà: Alessandro, fotografo, ci parla della sua vita in camper di fronte all'oceano

Molte persone identificano l'idea della vita in camper con una triste esperienza di solitudine. Tuttavia, come ci ricorda Alessandro in questa intervista, esistono almeno due tipi di solitudine: una buona e una cattiva. Alessandro, fotografo professionista, ha deciso di comprare un camper per poter vivere a stretto contatto con il soggetto principe dei suoi lavori: l'oceano. In questo caso, la solitudine ha assunto un ruolo catartico, stimolante, prezioso. Alessandro posteggia il camper in spiagge desolate, osserva il mare, lavora alle sue fotografie. "Tutto ciò è meglio di un Hotel a 5 stelle!" afferma compiaciuto. Non credo occorra aggiungere altro in questa prefazione: a voi l'intervista completa.

1) Ciao Alessandro. Andiamo subito al sodo: quali motivazioni ti hanno spinto ad avvicinarti al mondo del camper?
Ho sempre avuto una grande passione per la vita all’aria aperta, ma soprattutto ho sempre amato l’idea di potermi spostare da un luogo all'altro a mio piacere. Già a 16 anni ho avuto l’opportunità di fare alcune vacanze con amici all’estero, girando e dormendo in un vecchio furgone Fiat. Negli anni seguenti, quando per un certo periodo di tempo ho vissuto in Australia, usavo un furgone cargo come automobile e nel fine settimana ci mettevo un materasso per andare a dormire sul mare. Il camper è stato una sorta di prolungamento di tutto ciò: nel 2011, dividendomi per lavoro tra Italia e Portogallo, sentii la necessità di avere un mezzo che mi consentisse di vivere la vita che volevo, e che allo stesso tempo mi mettesse in condizione di poter seguire più da vicino i miei lavori artistici. Lavorando come fotografo e avendo scelto il mare come soggetto per i miei lavori, la possibilità di stare a contatto con l’oceano 24 ore su 24 (almeno nei periodi che sono in camper) mi è stata di grande aiuto.

2) Quanto tempo trascorri mediamente a bordo del tuo mezzo? Durante questi periodi ti sei mai trovato in difficoltà per qualche motivo?
I tempi variano, diciamo che la media è di un mese, poi devo sempre rientrare a Lisbona o in Italia per seguire lavori commerciali. Una volta finiti, rientro al camper. Non mi sono mai trovato in grandi difficoltà, a parte qualche problema di meccanica e di cellula, che ho risolto da solo, anche se non posso dire di aver fatto dei grandi lavori. Per quanto riguarda furti o violenze, non mi è mai successo niente, certo è che io sono molto prudente: l’attrezzatura fotografica che tengo in camper è ridotta al minimo, e ogni volta che mi allontano dal camper porto sempre tutto con me.  Quando vado in acqua a fare surf o a scattare foto, chiudo gli oggetti di valore in una cassaforte che ho fissato nel gavone posteriore. La notte, anche se mi trovo molto spesso in spiagge desolate, non ho mai avuto problemi, e spero proprio di non averne mai.

3) Quali elementi hai preso in considerazione quando hai acquistato il camper (prezzo, accessori, dimensioni...)?

Un po’ di tutto, non volevo e non potevo spendere molto. Inoltre per il genere di vita che faccio, tra sabbia e salsedine, aveva poco senso comprare un mezzo costoso. Detto questo, desideravo proprio il vetusto modello Hymer che poi ho acquistato: sapevo che Hymer a quei tempi (anni '80) faceva cose egregie, la motorizzazione Mercedes inoltre è una garanzia anche per trovare pezzi di ricambio di 30 anni fa. La caratteristica fondamentale per me è la dinette a ferro di cavallo in fondo al camper, con ampi divani e finestre su tutti i lati. Durante il giorno parcheggio sempre con il retro del camper verso il mare, così da poter ammirare mare e spiaggia da tutti i lati: per me tutto ciò è meglio di un Hotel a 5 stelle!




4) Parliamo ora della tua attività artistica. Pensi che il camper ti abbia dato modo di scoprire nuovi stimoli e opportunità per coltivare la tua passione per la fotografia?
 
Come ho già detto, i miei soggetti sono tutti riferiti al mare, che siano le sue onde, uno stile di vita o i problemi di oggigiorno simboleggiati dai rifiuti di plastica. Grazie alla vita in camper, a contatto con l’oceano, credo che il mio lavoro abbia preso più consistenza. Il prossimo progetto riguarda una spiaggia che ho eletto “casa mia” fin dalla prima volta che l'ho visitata. Nei prossimi giorni inizierò a lavorarci, sarà su pellicola, in b/n di grande formato. Niente di spettacolare o “da cartolina”: deve venir fuori un lavoro intimo, devo riuscire a mostrare il significato che questo luogo ha per me. Non sarà facile. Il camper per adesso si trova in Portogallo: qui mi trovo bene, le persone del posto sono tranquille e rilassate.

5) Quali paesi hai visitato con il camper? E quali ti hanno maggiormente colpito?

Ho fatto solo il viaggio dall’Italia al Portogallo, prendendomi un mese di tempo e fermandomi lungo la costa oceanica francese e spagnola. Ho comprato l’Hymer perché lo volevo portare qui: conoscevo questa zona e mi interessava fermarmi da queste parti. Il prossimo inverno vorrei andare in Galizia, dove dovrei trovare onde molto grandi: potrebbe essere una bellissima costa da fotografare.

6) Come hai organizzato la vita pratica in camper?
Ho un pannello solare, carico e scarico l'acqua nelle aree apposite che qui sono gratis (e puoi anche fermarti a dormire). Ho una cassaforte e un allarme, tutte luci a led e niente televisore. Tutto si svolge intorno alla dinette sul retro: ci mangio, ci leggo sdraiato sui divani di fronte al mare, ci lavoro e ci dormo. Il letto davanti lo uso solo in estate. Ho un po’ di libri e qualche film d’autore. I periodi nel camper fungono anche da momenti di meditazione, servono a staccarmi dalla routine e dal sovraccarico di pensieri della vita cittadina. Mi aiutano a ritrovare calma e chiarezza di pensiero.

7) Cosa pensi di aver imparato da questa esperienza in camper? Quali aspetti della tua vita senti di aver approfondito, scoperto, o mutato?
Mi sento più calmo, più presente, ho lasciato scivolar via molti pensieri inutili, ho iniziato a conoscermi meglio e soprattutto ad ascoltarmi.

8) La vita in camper ben si adatta a chi, come te, è alla ricerca di luoghi solitari e selvaggi. Quale significato hanno per te parole come “libertà” e “solitudine”?
La "libertà" è una condizione a cui ho sempre ambito, anche se purtroppo non mi posso definire un uomo libero. D'altronde, è molto raro vederne. Resta il fatto che il termine “libertà” è un punto di riferimento, non solo in relazione alla vita in camper: cerco di mantenere questo concetto anche nei rapporti con gli altri, di ascoltare le loro posizioni ed eventualmente di interpretarle, senza mai dare per scontato niente. Il termine “solitudine” va anch’esso di pari passo con i miei lavori: sono tutte immagini dove si è soli, di fronte all’infinito. Il termine può però assumere caratteri negativi così come positivi: c’è una solitudine brutta e una bella. Credo che quella brutta esista fintanto che non si riesce a stare bene in solitudine con se stessi: a quel punto non si è mai soli, e apprezziamo meglio quello che ci viene dato di condividere.




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