giovedì 2 dicembre 2010

ORVIETO, C'ERA UNA VOLTA...TREMILA ANNI FA (seconda parte)

Pozzo di San Patrizio: giù fino agli inferi....

Di seguito, la seconda parte del resoconto del mio viaggio ad Orvieto..buona lettura!


POZZO DI SAN PATRIZIO
Un gigantesco cilindro che sprofonda per quasi sessanta metri nel terreno. Un'opera di straordinaria audacia ingegneristica, voluta da Papa Celemente VII, nel XVI sec., al fine di captare e conservare l'acqua, e rendere così la città autonoma in caso di assedio. La peculiarità risiede nella doppia elica di scale, che consente di scendere nel pozzo e poi risalire. Questo per far sì che i muli carichi di otri d'acqua non si intralciassero nel percorso di ascesa e risalita. Osservare il pozzo dal punto più alto è un'esperienza vertiginosa. I 72 finestroni aperti sulle pareti del pozzo (per consentire il passaggio di luce nella scala) sprofondano in un terribile imbuto. E ancor più suggestiva è la visione del pozzo dal fondo, dove si è avvolti da un silenzio a dir poco “oppressivo”. E' come aver varcato una nuova dimensione: non a caso la profonda cavità ha preso nome dal mito del Purgatorio di San Patrizio: una caverna sita in Irlanda che, secondo la tradizione, immetteva negli inferi.
Un'esperienza che sento di consigliare quasi a tutti. Esclusi i claustrofobici o i cardiopatici.

ORVIETO SOTTERRANEA
A poche decine di metri sotto la superficie della rupe di Orvieto, si estende un dedalo di grotte artificiali di dimensioni impressionanti. Una vera e propria città sotterranea, che ricalca gli spazi di quella in superficie. Attualmente sono state rinvenute ben 1200 cavità. Per comprendere la portata dell'opera, iniziata nel periodo etrusco, basti dire che nell'arco di un'ora, la visita guidata permette di esplorarne soltanto due, corrispondenti a vere e proprie stanze e saloni sotterranei. Lo scopo principale di queste grotte era l'approvvigionamento d'acqua: essendo infatti Orvieto costruita su un Rupe di tufo, l'acqua era del tutto assente. Gli etruschi, all'interno delle stesse grotte, scavarono quindi dei pozzi, profondi fino a 100 metri, per raggiungere vene acquifere, captare e quindi conservare l'acqua. Ciò che stupisce, è come tremila anni fa si potesse disporre delle conoscenze ingegneristiche per poter progettare e realizzare opere tanto complesse. Inoltre, la nostra guida ci ha spiegato che non è ancora chiaro come gli operai che lavoravano nelle profondità di questi pozzi (dove si calavano infilando mani e piedi all'interno di piccole nicchie scavate nelle pareti del pozzo stesso) riuscissero a respirare: infatti, per svariate ragioni che ora evito di riportare, nel fondo del pozzo la concentrazione di ossigeno era pressoché nulla. Sono state avanzate varie ipotesi, ma tutt'ora nessuna di queste ha chiarito in maniera definitiva come gli etruschi potessero, tremila anni fa, scavare questi pozzi senza morire soffocati.
Proseguendo fra scalette strettissime e cunicoli talvolta non più alti di un metro, raggiungiamo una stanza dalle pareti interamente perforate da piccole nicchie. La guida ci spiega che si tratta del così detto “colombarium”. In epoca Medievale, le nicchie furono scavate per far sì che i piccioni vi nidificassero: gli animali entravano e uscivano a piacimento attraverso una grande finestra ricavata in un'altra parete della stanza, rivolta verso la campagna. Ogni stanza di questo tipo, aveva poi un corridoio che conduceva direttamente ad un'abitazione privata. Il proprietario del colombarium, poteva così disporre, a costo zero, di un vera e propria riserva di carne fresca, sempre pronta, e talvolta le scorte in eccesso venivano rivendute a terzi. L'attività assumeva così anche un carattere imprenditoriale.
Le grotte di Orvieto furono utilizzate in epoca Medievale soprattutto come luogo di lavoro: sono stati rinvenuti frantoi, concerie, e così via. In particolare, questo sconfinamento nel sottosuolo pare sia dovuto alle dimensioni della rupe su cui sorge Orvieto, che non permetteva un adeguato svolgimento di tutte le attività in superficie.
In definitiva, quel che rimane all'uscita dalle grotte è una sensazione di indescrivibile mistero. Chilometri e chilometri di cunicoli, sale, stanze, scavati attraverso i millenni per gli scopi più svariati, con tecniche rudimentali eppure straordinariamente efficaci. E' un vero e proprio microcosmo sotterraneo, con la sua storia, le sue leggende, la sua magia.
Un'esperienza davvero originale, che si affianca alle altre meraviglie di questa cittadina.
In definitiva, Orvieto è una meta imprescindibile per chiunque voglia visitare l'Umbira e il centro Italia in genere. Ricca di storia, cultura, peculiarità affascinanti.




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