martedì 11 gennaio 2011

Firenze...capolavori in "era digitale"

La mastodontica Cupola del Brunelleschi vista dal Campanile di Giotto
Data: 29-30 settembre e 1 ottobre
Luogo di sosta: Via delle Porte Sante, parcheggio per auto gratis

Non nascondo che parlare di Firenze mi incute un certo timore. Come non rischiare di apparire banali o inappropriati nel descrivere quello che è stato il centro, il fulcro catalizzatore di alcune fra le più geniali menti mai esistite? Forse l'unico modo è quello di limitarsi alle semplici impressioni personali.
Qui hanno operato Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Giotto, Donatello, Brunelleschi, Vasari e molti altri. Camminare per le vie di Firenze significa avvertire costantemente la genialità di queste menti. Non solo nelle celebri Piazze, o di fronte al Duomo: su ogni angolo del centro storico incombe il carattere e la straordinaria forza creativa di questi uomini che hanno segnato la storia.
Bisogna anche dire che Firenze non è più la cittadina rinascimentale dove si aggiravano poeti, architetti, scultori e pittori: oggi siamo di fronte a una delle metropoli più caotiche e costose d'Italia. Non c'è museo o chiesa (fatta eccezione per il Duomo) in cui si entri senza pagare. E non parliamo di pochi euro. Solo per fare un esempio: avrei voluto visitare le Cappelle Medicee, dove sono conservate alcune famose opere di Michelangelo, ma ho dovuto desistere: il prezzo d'ingresso è nove euro. Stesso dicasi per la basilica di Santa Croce, cinque euro. Museo-casa di Dante: quattro euro (a mio parere, dopo averlo visitato, del tutto ingiustificati). E così via. La solita logica dello “spennare il turista”. E non voglio citare altri esempi, anche al di fuori dell'ambito di musei e chiese. Ora, non voglio fare polemiche, ma è davvero giusto questo? Firenze è una città d'arte o una città per turisti ricchi? Lascio aperto il dibattito. Certo, si potrebbe obiettare che il prezzo di quei biglietti è necessario alla continua manutenzione e ai restauri di cui necessitano questi capolavori...ma, a giudicare dagli importi rischiesti al turista, sono più che convinto che, come sempre, qualcuno si nasconda dietro questa logica per ficcarsi dei bei quattrini in tasca.
Altri aspetti davvero insopportabili, a mio avviso, sono il traffico e i parcheggi. Mai visto nulla di più caotico, forse neanche a Roma. In definitiva, vuoi per il traffico, vuoi per i parcheggi, vuoi per i soldi, in tre giorni di visita, sono riuscito a fare ben poco.
Otre alla casa di Dante e alla Basilica di San Lorenzo, ho deciso di tirar fuori sei euro per salire sul campanile di Giotto, una delle maggiori opere architettoniche del rinascimento. Dalla cima, si gode un panorama mozzafiato su Firenze, ma ciò che più lascia basiti è la mastodontica mole della cupola del Brunelleschi. Soltanto dalla cima del campanile, infatti, è possibile constatare la reale imponenza di quest'opera che si erge, fiera e massiccia, nel cuore di Firenze, sovrastando di misura ogni altro edificio. Ma ancor più stupefacente è pensare che colossi del genere siano stati edificati secoli e secoli fa, quando non si disponeva certo di corrente elettrica né di tutti gli strumenti utilizzati oggi in edilizia. Eppure, la cupola è lì, indifferente al logorio del tempo, progettata da un uomo vissuto sei secoli fa, una delle mete predilette di turisti di tutto il pianeta.
Rischio forse di generalizzare, eppure sono convinto che geni di questo calibro non avrebbero spazio nel mondo moderno. Il discorso meriterebbe un lungo approfondimento, ma sono giunto alla conclusione che nell'attuale società la genialità artistica, che scaturisce in primis da un individuale bisogno di esprimere emozioni, venga soffocata sul nascere. Questa è l'era della new economy, del bottone facile, degli effetti speciali, dei social network, dell'efficienza cieca e sfrenata. Con ciò non voglio certo dire che dovremmo tornare tutti con lo scalpello in mano, come Michelangelo, o frenare il necessario sviluppo umano, che ha portato comunque a diverse conquiste. Credo solo che la storia umana conosca dei cicli ben definiti. Se in determinati periodi c'è stata un'esplosione di creatività ed emotività, oggi stiamo seguendo un trend opposto: l'esplosione del guadagno facile, della quantità sfrenata, della velocità a scapito della qualità. E' una società che giorno per giorno sembra abbandonare il pensiero e inseguire il benessere fine a se stesso.
Ma forse è necessario anche questo, perché si possa un giorno “risalire”. In fondo, è pur vero che senza Medioevo non avremmo mai avuto il Rinascimento. 
Spero solo che questo "medioevo digitale" porti un giorno a un nuovo inizio.




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